Calcio femminile, intervista a Sara Ventura, giocatrice coratina che milita in Serie B
La centrocampista classe 2002 è stata protagonista di un'ottima stagione con la maglia dell'Apulia Trani
sabato 29 aprile 2023
11.24
«Il calcio non è per signorine»: una frase che risale al 1909 e fu attribuita a Guido Ara, mediano della Pro Vercelli, la squadra che in quegli anni otteneva grandi successi grazie ad un gioco combattivo e «maschio». Altri tempi, altra mentalità, certo. Ma per far sì che il calcio femminile fosse "socialmente accettato" sono passati decenni. Con il XXI secolo, grazie anche ad una nazionale italiana in grande spolvero e club come la Juventus a conquistare un appeal europeo, il calcio femminile non è più un tabù (o quasi) e dall'anno prossimo le calciatrici militanti in Serie A saranno considerate professioniste. Un grandossimo traguardo per il movimento, che di anno in anno cresce qualitativamente e quantitativamente.
Nel mare magnum delle tante, tantissime brave giocatrici italiane, ce n'è una nata e cresciuta nella nostra città. Si tratta di Sara Ventura, una calciatrice coratina che milita in Serie B, secondo campionato nazionale, con la maglia dell'Apulia Trani.
Classe 2002, centrocampista duttile e rapida, brava in entrambe le fasi, milita nell'Apulia Trani società che l'anno scorso è stata promossa in Serie B. In un campionato in cui vi sono squadre del calibro di Lazio, Genoa, Verona, Napoli, Hellas Verona, solo per citarne alcune, Trani ha pagato lo scotto del salto di categoria con una rosa poco esperta e molto probabilmente sarà retrocessa in Serie C a fine stagione. Sara però ha disputato un campionato all'altezza della Serie B, anche giocando spesso fuori ruolo, da terzino.
Coratoviva l'ha intervistata in esclusiva, alla ricerca delle emozioni, sensazioni, sogni e speranze di questa promessa dello sport nostrano.
Sara, perché hai scelto il calcio?
«Sin da piccola ho dimostrato una naturale propensione per il calcio. Ho iniziato all'età di otto anni con la Virtus Corato in cui sono cresciuta, prima mi sono cimentata con quattro anni di danza, proprio perché il calcio femminile non esisteva dalle nostre parti. Poi quando ho detto ai miei genitori che volevo lasciare la danza per il calcio, sono rimasti un po' sconcertati, ma mi hanno sempre appoggiato in ogni scelta».
Come sei arrivata a giocare nel secondo campionato nazionale?
«Con il passare del tempo il calcio femminile ha di anno in anno aumentato i propri numeri ed il proprio bacino d'utenza, a livello locale e nazionale. A Corato si era formata una squadra di calcio a 5 con cui mi allenavo e divertivo. Il salto importante però l'ho fatto all'età di 12 anni, quando sono passata al Trani. Ero sotto età per giocare in prima squadra, quindi disputavo i campionati giovanili e mi allenavo con le grandi. Trani poi dopo la riforma dei campionati è entrata in terza serie, dove ho disputato alcuni campionati, fino all'anno scorso, dove abbiamo vinto il nostro girone e siamo state promosse in Serie B, per la gioia di una città, a Trani è molto seguito il calcio femminile».
Come è andato questo primo anno in B?
«Dal punto di vista puramente personale per me la Serie B è un punto di partenza, è il primo anno in una categoria importante. Confrontarmi con calciatrici più forti ed esperte, da titolare è davvero un'esperienza bella e formativa. Dal punto di vista di squadra abbiamo sofferto il salto di categoria, alcune di noi erano inesperte e non siamo riuscite ad esprimerci. Anche dal punto di vista psicologico è stressante, tante trasferte lunghissime (Trento, Brescia, Verona, Sassari, Genova tra le altre), ma nonostante i risultati è davvero una bella esperienza. Io sto giocando fuori ruolo, da terzino anziché centrocampista. Anche questo mi sta facendo crescere tantissimo. Non ti puoi certamente appellare agli episodi in una stagione così, ma tanti episodi ci hanno penalizzato nel corso del torneo. Ora mancano cinque partite e daremo tutto come abbiamo sempre fatto».
Il ricordo più bello che conserverai di questo campionato?
«Sicuramente la partita vinta a Cesena. Una vittoria inaspettata, contro una squadra di rango, siamo arrivate lì che ci credevamo come sempre. Rimanendo unite, combattendo fino alla fine per proteggere il doppio vantaggio (1-2 il risultato finale, ndr), abbiamo portato a casa tre punti che ci avevano dato belle speranze».
Una sliding door della tua carriera?
Quando ancora ero al Liceo, la Juventus voleva prendermi e girarmi in prestito a Ravenna, ma per motivi scolastici ho preferito restare in zona. Però il tempo è dalla mia parte e avrò altre chances così.
Un consiglio alle calciatrici in erba che ti stanno leggendo?
Il mio consiglio è quello di iniziare. Nel nostro mondo, già il solo fatto di iniziare ti pone a metà dell'opera, purtroppo ci sono ancora tanti ostacoli e pregiudizi sul calcio femminile. Un consiglio anche per i genitori: la felicità dei propri figli è la cosa più bella, se i vostri figli vogliono giocare a calcio, che lo facciano. Seguite sempre i vostri sogni!»
Nel mare magnum delle tante, tantissime brave giocatrici italiane, ce n'è una nata e cresciuta nella nostra città. Si tratta di Sara Ventura, una calciatrice coratina che milita in Serie B, secondo campionato nazionale, con la maglia dell'Apulia Trani.
Classe 2002, centrocampista duttile e rapida, brava in entrambe le fasi, milita nell'Apulia Trani società che l'anno scorso è stata promossa in Serie B. In un campionato in cui vi sono squadre del calibro di Lazio, Genoa, Verona, Napoli, Hellas Verona, solo per citarne alcune, Trani ha pagato lo scotto del salto di categoria con una rosa poco esperta e molto probabilmente sarà retrocessa in Serie C a fine stagione. Sara però ha disputato un campionato all'altezza della Serie B, anche giocando spesso fuori ruolo, da terzino.
Coratoviva l'ha intervistata in esclusiva, alla ricerca delle emozioni, sensazioni, sogni e speranze di questa promessa dello sport nostrano.
Sara, perché hai scelto il calcio?
«Sin da piccola ho dimostrato una naturale propensione per il calcio. Ho iniziato all'età di otto anni con la Virtus Corato in cui sono cresciuta, prima mi sono cimentata con quattro anni di danza, proprio perché il calcio femminile non esisteva dalle nostre parti. Poi quando ho detto ai miei genitori che volevo lasciare la danza per il calcio, sono rimasti un po' sconcertati, ma mi hanno sempre appoggiato in ogni scelta».
Come sei arrivata a giocare nel secondo campionato nazionale?
«Con il passare del tempo il calcio femminile ha di anno in anno aumentato i propri numeri ed il proprio bacino d'utenza, a livello locale e nazionale. A Corato si era formata una squadra di calcio a 5 con cui mi allenavo e divertivo. Il salto importante però l'ho fatto all'età di 12 anni, quando sono passata al Trani. Ero sotto età per giocare in prima squadra, quindi disputavo i campionati giovanili e mi allenavo con le grandi. Trani poi dopo la riforma dei campionati è entrata in terza serie, dove ho disputato alcuni campionati, fino all'anno scorso, dove abbiamo vinto il nostro girone e siamo state promosse in Serie B, per la gioia di una città, a Trani è molto seguito il calcio femminile».
Come è andato questo primo anno in B?
«Dal punto di vista puramente personale per me la Serie B è un punto di partenza, è il primo anno in una categoria importante. Confrontarmi con calciatrici più forti ed esperte, da titolare è davvero un'esperienza bella e formativa. Dal punto di vista di squadra abbiamo sofferto il salto di categoria, alcune di noi erano inesperte e non siamo riuscite ad esprimerci. Anche dal punto di vista psicologico è stressante, tante trasferte lunghissime (Trento, Brescia, Verona, Sassari, Genova tra le altre), ma nonostante i risultati è davvero una bella esperienza. Io sto giocando fuori ruolo, da terzino anziché centrocampista. Anche questo mi sta facendo crescere tantissimo. Non ti puoi certamente appellare agli episodi in una stagione così, ma tanti episodi ci hanno penalizzato nel corso del torneo. Ora mancano cinque partite e daremo tutto come abbiamo sempre fatto».
Il ricordo più bello che conserverai di questo campionato?
«Sicuramente la partita vinta a Cesena. Una vittoria inaspettata, contro una squadra di rango, siamo arrivate lì che ci credevamo come sempre. Rimanendo unite, combattendo fino alla fine per proteggere il doppio vantaggio (1-2 il risultato finale, ndr), abbiamo portato a casa tre punti che ci avevano dato belle speranze».
Una sliding door della tua carriera?
Quando ancora ero al Liceo, la Juventus voleva prendermi e girarmi in prestito a Ravenna, ma per motivi scolastici ho preferito restare in zona. Però il tempo è dalla mia parte e avrò altre chances così.
Un consiglio alle calciatrici in erba che ti stanno leggendo?
Il mio consiglio è quello di iniziare. Nel nostro mondo, già il solo fatto di iniziare ti pone a metà dell'opera, purtroppo ci sono ancora tanti ostacoli e pregiudizi sul calcio femminile. Un consiglio anche per i genitori: la felicità dei propri figli è la cosa più bella, se i vostri figli vogliono giocare a calcio, che lo facciano. Seguite sempre i vostri sogni!»